Virtua Fighter 4

Casa: Sega

Genere: Picchiaduro

Disponibilità: 0

Piattaforma: Playstation 2 Slim



Incominciamo parlando della modalità arcade, quella classica, che ci vede una volta scelto il nostro combattente preferito da una rosa di tredici, scontrarci contro ogni singolo lottatore componete il linueup fino ad arrivare al cattivone di turno. L’opzione appena citata, a dire il vero, non presenta nulla di innovativo ma si fa comunque ben volere. La vera novità che rende VF4 splendidamente giocabile è la modalità Kumite che vi darà la possibilità di crearvi il vostro personaggio dei sogni (basato su uno di quelli esistenti) per portarlo, attraverso tutta una serie di incontri che aumenteranno il suo livello di forza, alla vittoria finale. In tale modalità, vincendo, sarà possibile sbloccare accessori vari come: occhiali, colori alternativi dei costumi e cappelli con i quali personalizzare il vostro gladiatore. I lottatori che andrete ad mazzolare (forse) nel Kumite saranno matematicamente superiori al vostro sotto tutti i punti di vista, infatti, lo scopo del gioco è migliorare il personaggio sconfiggendone altri sempre di un poco superiori per così acquisire esperienza, potenza e velocità sempre maggiori. Rimane poi l’immancabile VS mode che allunga incommensurabilmente la longevità di un titolo che già di per sé presenta duraturo. Per ciò che concerne il sistema di gioco, si più essere estremamente soddisfatti: il feeling di picchiare introdotto fin dai tempi del primo VF è rimasto intatto, anche se rispetto al passato la condotta strategica degli incontri sembra meno incentrata sulla difensiva a favore di situazioni d’attacco maggiormente spettacolari (vedi Lau Chan, Pai Chan, Sara Briant o Vanessa Lewis). Naturalmente la diversificazione degli stili di combattimento è sempre il fulcro del gioco: imparare le complesse e raffinate tecniche di combattimento di Akira Yuki, del maestro ubriacone Shun Di o del monaco Shao Lin Lei Fei sarà impresa assai ardua; potrebbe, ai novizi, sembrare frustrante ma i veri picchiaduromani sanno che il divertimento sta nella difficoltà di imparare a padroneggiare degli “omini” apparentemente dalla tecnica di combattimento poco spettacolare ai primi incontri, tecnica che con la dovuta pratica si rivelerà poi di una bellezza artistica incredibile nonché di una letalità disarmante. La parata, come da tradizione, è stata assegnata ad un tasto specifico; questa caratteristica, che ha fatto da sempre storcere il naso ai detrattori del titolo Sega, è secondo me davvero realistica, il perché adesso ve lo spiego: durante un incontro di arti marziali, di pugilato o durante una semplice rissa da bar quando state per ricevere un pugno od un calcio vi proteggete automaticamente senza pensare, come se il cervello fosse completamente avulso da qualsivoglia ragionamento? Oppure, voi, l’atleta, il lottatore o chi per esso pensa, ragiona in un brevissimo memento, e reagisce di conseguenza all’impulso esterno? Secondo me è vera questa ultima tesi: il tasto da pigiare in concomitanza all’attacco dell’avversario, nonché alla direzione bassa o alta da dare alla vostra parata tramite il tasto direzionale, è la miglior simulazione di combattimento si possa proporre in un videogames. Lo stile di gioco di VF si basa su un’idea di gioco diametralmente opposta a quella presentata da Tekken o da DoA, preferire poi un’impostazione di gioco alla VF, piuttosto che alla Tekken o ancora alla DoA è solo una questione di gusti.

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